Manifesto bisessuale

Siamo stanch* di essere analizzat*, definit* e rappresentat* da persone che non siano noi, o peggio ancora, neanche considerat*. Siamo frustrat* dall’isolazione imposta e dall’invisibilità che viene dal sentirsi dire o dall’aspettativa di dover scegliere fra un’identità omosessuale o eterosessuale.

La monosessualità è un dettame eterosessista usato per opprimere gli/le omosessuali e per negare la validità della bisessualità.

La bisessualità è una identità unica, fluida. Non date per scontato che la bisessualità sia nella sua natura binarista o bigama: che abbiamo “due” lati o che dobbiamo essere coinvolt* simultaneamente con entrambi i generi per essere esseri umani realizzati. In realtà, non date per scontato che esistano solo due generi. Non confondete la nostra fluidità per confusione, irresponsabilità, o inabilità a impegnarsi. Non equiparate promiscuità, infedeltà o sesso non protetto con la bisessualità. Quelli sono tratti che attraversano tutti gli orientamenti sessuali. Niente dovrebbe essere mai dato per scontato sulla sessualità di chiunque, inclusa la vostra.

Siamo arrabbiat* con coloro che rifiutano di accettare la nostra esistenza; le nostre istanze; i nostri contributi; le nostre alleanze; la nostra voce. È tempo che la voce bisessuale sia udita.

Il “Manifesto Bisessuale” (1990) è una dichiarazione storica su quanto significa essere bisessuali, nel modo in cui è stato definito dai membri della comunità bisessuale stessa del magazine “Anything That Moves”, rivista tematica, letteraria e giornalistica, pubblicata negli USA dal 1990 al 2002. Traduzione di Louis Lorenz

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L’identità bisessuale aiuta a riconoscerci: perché rinunciarci?

Premetto: ho diciannove anni, ho fatto coming out da poco, neanche quello serio dove raduni la famiglia e glielo dici in faccia, no, pian piano. Devo anche ammettere che non vengo da una famiglia particolarmente religiosa, o eterosessista, non ho mai vissuto male il mio modo di amare, bene o male dopo che ho fatto ordine dopo un periodo bruttissimo, sono giunta a questa conclusione. Qualcuno ha smesso di parlarmi, qualcuno l’ha presa bene, qualcun altro ha detto di averlo sempre saputo, tant’è che: “Beh, dopotutto ci stava bene con la tua persona, lo sapevo.”

Non sono le persone eterosessuali il mio problema, anche se hanno molte curiosità e io, nei limiti delle mie conoscenze cerco sempre di soddisfarle, perché credo fermamente che il dialogo è la soluzione a tutto. Fino al mio coming-out non avevo idea di come mi sarei sentita trovata male in un posto che dovrebbe anche essere mio.

Dopo un po’ un certo comportamento ha iniziato a irritarmi. Mi irritavo perché quello che dicevo non aveva la benché minima considerazione da parte degli altri. Una volta, un uomo ha scritto un post dove affermava che “era stufo di vedere il suo compagno gay trattato come un cittadino di serie B” e subito i commenti sotto “Per me sei un po’ confuso, se non sei gay perché stai con un uomo?”. Stavo per scrivere un commento di insulti di tremila caratteri, ma poi ho lasciato perdere, la trovo una battaglia persa in partenza. Non mi sento la benvenuta in questo tipo di luoghi. Non più. Mi sembra che il mio “status” sia passato da “alleata” a “stronza”.

Vedo gente che straparla di omofobia tutto il giorno per poi dire “che la bisessualità non esiste”, che “sono confusa”. Sono una persona tendente in un modo abbastanza irritante al fazioso, non penso di essere confusa su niente. Poi ci sono quelli che tentano di dividerti a metà. Nel senso che iniziano a parlare “alla\della tua parte etero” o cose così. Io però sono tutta intera e rimango abbastanza perplessa a sentire queste affermazioni: mi offendono addirittura. Io non sono un patchwork di orientamenti sessuali. Io sono una persona fatta e finita, che prova sentimenti esattamente come tutt* gli\le altr* e questi sentimenti non sono diversi. Non sono “mezza lesbica” e “mezza etero”. Sono bisessuale. La mia attrazione per “due o più generi”, non è formata da linee parallele, è una linea sola. Una linea che mi piace ma che in molti, quasi esclusivamente però appartenenti a quello che un* not* attivista bisessuale definisce come “associazioni GGGG” mi fanno un po’ vivere male. A volte mi dicono anche di peggio, qualcuno dice che lo faccio apposta perché “va di moda”. Va di moda cosa? Non esistere? Non è molto carino.

Tratto un ultimo punto, forse quello più interessante. Ho letto che molt* di quell* che hanno commentato dicevano che sarebbe meglio eliminare qualsiasi “etichetta”. Il problema è che questa magica parolina (bisex) è molto spesso l’unica cosa che fa sentire la nostra esistenza. Mai e poi mai ho sentito lo stesso discorso rivolto a persone omosessuali o eterosessuali. Solo e sempre soltanto a noi. No, per favore. Le etichette non sono il male del mondo, aiutano a riconoscerci, come aiutano molte persone a stare meglio con sé stesse perché riescono a dare un nome a quello che provano e a quello che sono. Non è una separazione (dal resto del mondo), è un chiamare le cose con il loro nome, perché queste “cose” vengono costantemente ignorate. Un po’ come la storia raccontata da chi dice che i ragni sono insetti quando in realtà sono aracnidi.

Non c’è un insieme più grande, c’è un gruppo di persone che vuole avere il diritto di esistere, e dicendo queste cose state contribuendo a cancellare la nostra esistenza. Io capisco benissimo che non sia una cosa molto facile da capire, che forse c’è un po’ di confusione, che gli stereotipi sono tanti, ma non posso accettare che mi venga detto come devo fare, tanto per fare un inglesismo, “awareness”. Awareness significa portare alla luce, scoprire. Come mai potrei fare questo se non mi avvalessi della parola “bisessuale”? Non potrei, dovrei rinunciare alla mia identità. E io non voglio rinunciare alla mia identità per soddisfare l’anticonformismo di qualcuno.

Fonte: Abbatto i Muri

Sono bisessuale e racconto cos’è la bifobia

Ho sempre saputo di essere bisessuale, la mia prima cotta era una bella biondina, avevo sei anni. La seconda un bel moretto, ne avevo sette. Quasi tutte le mie attrazioni sono state a prescindere dal sesso e dal genere della persona da cui mi sentivo attratta. Ho sempre cercato di viverla come una cosa spontanea e ce l’ho fatta finchè non è arrivato il confronto con il mondo esterno. La mia prima fidanzatina, dopo avermi lasciata per un ragazzo, mi dichiarò che quella era stata solo una fase e che probabilmente lo era anche per me, perchè era stato bello e tutto, “ma insomma o ti piace il pisello, o ti piace la patata”. Dopo questo episodio, ho cercato confronto e conforto in un’associazione di lesbiche, uscendone con le ossa rotte. Le battute sulla “bisessualità che non esiste”, sentire definire donne che dichiaravano la loro bisessualità, pur essendo impegnate in un rapporto con un uomo, “velate” e tutta una lunga serie di frasi, gesti, azioni, che avevano un chiaro nome: bifobia.

Ormai convinta che fosse effettivamente una cosa innaturale, vivevo le mie attrazioni con un grande senso di colpa, sapevo di non essere lesbica e sapevo di non essere etero, ma se “la bisessualità non esiste”, allora io cosa ero? Qualche anno dopo, ho iniziato a conoscere le teorie queer, capendo che nel mio sentire non c’era proprio nulla di sbagliato. All’interno del movimento queer, però, spesso capitava di parlare di quanto fosse binario il termine bisessuale, perchè escludeva un sacco di identità di genere. Ben felice di non dover usare più il termine bisessuale, che mi aveva provocato solo drammi e dolori, ho iniziato a definirmi “pansessuale”, notando che improvvisamente la gente cambiava reazione. Le stesse lesbiche che facevano battute sulla “bisessualità che non esiste”, se ne uscivano con sparate del tipo “beh, questo termine mi piace di più, più inclusivo”. Più inclusivo rispetto a chi e cosa?

Detto magari da persone che non potrebbero mai provare attrazione per donne che non sono nate con una vagina, o con un’identità di genere non conforme. Dopo vari episodi di questo tipo, ho deciso di riappropriarmi della parola bisessuale, facendone un uso politico. Io rivendico la mia bisessualità e smonto tutti i preconcetti.
Come mi percepiscono gli altri? Di solito la reazione varia da un misto di eccitazione da parte del maschio etero medio, che già si immagina meravigliose ammucchiate, prese in prestito da qualche porno mainstream, in cui il protagonista principale è il suo pene (come se bisessuale fosse necessariamente un sinonimo di promiscu* e tutte le donne bisessuali non vedessero l’ora di andare a letto con lui), all’incazzatura quando la ragazza che ha puntato preferisce me a lui e capisce che la fantasia resterà tale.
Per quanto riguarda l’ambiente lesbico/gay… spesso, se dopo avermi visto con una ragazza, mi vedono con un ragazzo, mi appioppano il simpatico appellativo di “eterocuriosa”, mentre la volta prima, quando slinguavo allegramente con quella bella ragazza, ero la “lesbica fatta e finita”.
Vorrei provare a creare una serie di frasi tipiche e risposte, che ogni bisessuale si trova a dover affrontare (spero di sentirmi dire queste cose sempre meno, quindi ci provo a metterle per iscritto, casomai qualche mi* futur* conoscente passasse di qua). Ricordiamoci che alcune risposte non possono essere indicative per tutte le persone bisessuali. E che una buona dose di ironia sarebbe gradita.

* Avrei sempre paura che il/la mi* partner mi lasciasse per qualcuno del sesso opposto al mio.

Se avete scelto di vivere una relazione monogama, questa possibilità è identica a quella di trovarsi traditi con una persona del vostro stesso sesso/genere. Non è che ci manca qualcosa se stiamo in una relazione con una persona di un sesso/genere particolare. Altrimenti come mi spiegate tutti i tradimenti e sotterfugi nelle coppie etero e gay?

* Le persone bisessuali non riescono a stare in relazioni monogame. 

Come sopra, aggiungendo anche una spiegazione. Moltissime persone bisessuali e queer fanno parte della comunità poliamorosa, ma questo non vuol dire che non esistano bisessuali monogam*. Ce ne sono tantissim*, sia in relazioni da anni con persone dello stesso sesso o genere, che di altri. I bisessuali monogami sono la maggioranza, proprio perchè è la maggioranza delle persone ad avere relazioni chiuse. Il problema è che sono invisibili, perchè identificat* come etero, o gay, a seconda del/la partner. Magari sarebbe il caso di smetterla di dare per scontato l’orientamento sessuale altrui, semplicemente.

* La bisessualità è una fase prima di prendere una scelta definitiva

E’ vero che molti sperimentano, prima di definirsi, poi, etero, o omosessuali. E’ altrettanto vero che ci sono persone che si scoprono bisessuali in età matura. E’ altrettanto vero, ancora, che ci sono persone, come me, che bisessuali lo sono sempre state. Che l’orientamento sessuale sia una cosa fluida, non lo dico io, ma studi di ogni genere e se provate a fare il test di kinsey in varie fasi della vita, è molto probabile che nell’arco della stessa, il vostro orientamento sessuale possa cambiare, anche solo leggermente. Io stessa ho momenti in cui mi sento maggiormente attratta dagli uomini, altri dalle donne, altre ancora da persone genderqueer e simili. In certi periodi, invece, mi succede di stare proprio nel mezzo ed è favoloso, perchè come diceva Woody Allen: “raddoppia immediatamente le tue chance il sabato sera”. Ma ciascun* di noi vive la sessualità in maniera diversa e giuro, non vi insulterò mai, se starete fino alla fine dei vostri giorni, al gradino 0 o 6 della scala di kinsey.

* Le persone bisessuali non fanno associazionismo.

Falso. Le persone bisessuali spesso si allontanano da un certo tipo di associazionismo normativo, perchè si sentono poco accolte e spesso anche insultate. Nello statuto di arcilesbica, ad esempio, sono presenti le lettere lgt ed è stata completamente rimossa la b. Ci sono invece associazioni, che ci accolgono volentieri dandoci spazio, in cui la maggioranza del direttivo è appunto formato da persone bisessuali. Per quanto riguarda i collettivi, quelli queer, sono, di fatto, formati da persone prevalentemente bisessuali (anche se solitamente preferiscono definirsi in un altro modo- leggere bisessuale=binario, sotto).

* Bisessuale è un termine binario perchè i generi sono più di 2 e bla bla bla.

Storicamente, la comunità bisessuale è sempre stata quella più accogliente nei confronti delle persone trans e con generi non conformi, ma le rivendicazioni delle persone bisessuali, sono nate in periodi storici in cui non esistevano termini adatti a descrivere l’attrazione per persone con generi non binari. La parola bisessuale, così come omosessuale, è stata creata dalle istituzioni mediche, non dalle persone direttamente interessate. Le persone bisessuali hanno sempre rivendicato il significato della parola come: “Potenziale attrazione per più di un sesso/genere”. (per approfondire: https://radicalbi.wordpress.com/ )

Insomma, tutto questo è il mio contributo di oggi, in una lotta che coinvolge noi bisessuali quotidiamente. Cercare di contrastare la bifobia, sia all’interno del movimento lgbtiq, che fuori.

Fonte: Abbatto i Muri

Prima di suicidarmi, vi spiego il perché

“Voglio solo morire, sono stanco di vivere, di lottare per un futuro che non migliora”. Sono le parole che H., trentenne marocchino, ha usato nelle sue due lettere inviate alla nostra redazione perché non riesce a provvedere ai suoi bisogni primari. Sbarcato in Italia dieci anni fa, quando le ondate migratorie non avevano le dimensioni dell’emergenza attuale.  Ha preso il mare per la Sicilia portando con sé giusto i vestiti che indossava. E un grosso bagaglio di malessere covato in famiglia. Che non gli ha creduto quando lui, ancora bambino, aveva denunciato gli abusi sessuali da parte di uno zio. Che non l’ha accettato per il suo orientamento affettivo bisessuale. Che, di fatto, l’ha cacciato di casa affidandolo al diavolo. Il diavolo, sì, l’unico che gli sia stato vicino. Per farlo inghiottire da un vortice di disavventure che hanno reso il ragazzo uomo dannato. Ultimo tra gli ultimi. H., pieno di ombre, è sbarcato in un’Italia buia. E accanto a sé ha trovato diffidenza e ombre, altre ombre con cui si è, suo malgrado, accompagnato. Cattive compagnie? Droga? Spaccio? Sì, e anche il carcere. Più volte, ripetutamente il carcere. E tutte le volte, quando le porte della prigione si riaprivano, si sentiva morire. Più solo di prima.  Ora annuncia il suicidio. Uno di quelli che si annuncia ma non si pratica? Chi può dirlo? Può darsi che domani ci troveremo a descriverne le modalità e… pace all’anima sua. Del resto “noi italiani abbiamo i nostri problemi” è la risposta che gli viene offerta più spesso. H. ha bisogno di un lavoro per provvedere a se stesso. Ne ha fatto tanti, è bravo, è volenteroso. Ha anche chiesto al Comune di Augusta di poter lavorare come interprete. Con tutti questi sbarchi! Ma per il Comune H. parla arabo. E non è una facile ironia. È il momento, la congiuntura, la crisi. Nessuno può chiedere niente al Comune. Che ha già dato a chi ha già chiesto. Ora non ha più nulla da dare. E poi c’è la crisi. Che è peggio del diavolo. E, se il diavolo è tutto questo male, “Dov’è Dio? Dov’è Gesù? – si chiede allora H. – Dov’è Allah? Dov’è Muhammad? Dov’è il Papa? Dov’è l’Arabia Saudita? E gli altri paesi arabi ricchi di petrolio?”. Senza lavoro, senza famiglia H. si sente perduto e votato all’ultimo sacrificio. “Voglio solamente farla finita – conclude – forse in questo modo sarò finalmente ascoltato”. Abbiamo voluto scrivere di queste lettere giunte in redazione per darvi uno spaccato, qualora ce ne fosse il bisogno, della pesantezza della crisi economica. Che raggiunge tutti, ma prima di tutti raggiunge i più deboli. Ci auguriamo che H. e molti altri nostri fratelli di questo mondo possano cavarsela nel modo più sostenibile. Sostenibile per la morale e per la legge. Inutile fare i preziosi con la fame e la disperazione.

Fonte: WebMarte

Un elenco semiserio di ragioni per cui potresti essere bisessuale

Se hai dovuto fare coming out più di una volta con la stessa persona, potresti essere bisessuale.

Se il tuo orientamento sessuale è quanto basta agli altri per poter dare per scontata la tua promiscuità, potresti essere bisessuale.

Se la tua reazione alla quantità assolutamente scarsa di attenzione che riceve la comunità trans dalle organizzazioni “lgbt” mainstream è disgusto… seguito da gelosia perché tu non hai nemmeno quella, potresti essere bisessuale. Se invece la tua reazione è disgusto e rabbia perché si prende in considerazione soltanto metà della tua identità, potresti essere bisessuale. E trans.

Se media, attivisti e via dicendo pensano che la migliore maniera di categorizzare l’arcobaleno sia di nominare tutte le parti di esso meno la tua, potresti essere bisessuale.

Se la locuzione “gay, lesbiche, trans” alle tue orecchie arriva come “gay di sicuro, lesbiche forse, trans solo formalmente… e io non esisto” potresti essere bisessuale.

Se ogni volta che presenti un/a nuovo/a partner agli amici devi ripetere che la tua sessualità è sempre quella di prima, potresti essere bisessuale.

Se chiunque pensa di poter definire la tua sessualità meglio di te, potresti essere bisessuale.

Se sei sottoposto/a all’accusa di essere velato/a nonostante tu faccia una quantità spropositata di coming out al giorno o addirittura nonostante tu sia attivista, potresti essere bisessuale.

Se il tuo superpotere è l’invisibilità ed è così potente da estendersi ad ogni eventuale rappresentazione artistica e mediatica della tua comunità, potresti essere bisessuale.

Se hai perso più amici gay e lesbiche che etero quando ti sei dichiarato/a, potresti essere bisessuale.

Se tu non sei gay o lesbica ma il/la tua partner sì, potresti essere bisessuale.

Se qualcuno pensa che il tuo orientamento sessuale vada di moda – la discriminazione è trendy? – potresti essere bisessuale.

Se fai volontariato per la tua comunità e gli altri ti ringraziano per essere un alleato/a (invece che parte integrante della comunità), potresti essere bisessuale.

Se ti cascano le braccia ogni volta che un attivista gay si lamenta della lunghezza della sigla LGBTQIA (perché tanto la sua appartenenza ad essa non è mai stata messa in dubbio), potresti essere bisessuale.

Se la tua identità è stata considerata “una fase” da qualcuno che quando hai fatto coming out era ancora uno zigote, potresti essere bisessuale.

Se sei una figura storica, letteraria, politica, sociale estremamente famosa e ultradichiarata e tuttavia gli altri continuano lo stesso a usare la definizione sbagliata, potresti essere bisessuale.

Se sei la persona più monogama del globo terracqueo eppure chiunque ti vede come potenziale cornificatrice, potresti essere bisessuale.

Se sei poliamoroso/a e non hai voglia di definire il tuo orientamento sessuale per non correre il rischio di confermare uno stereotipo, potresti essere bisessuale.

Se ti identifichi come gay o lesbica per non dover dare spiegazioni in giro, potresti essere bisessuale.

Se sei perverso/a e polimorfo/a, potresti essere bisessuale.

Se non ti senti a tuo agio né nella comunità gay né in quella etero, potresti essere bisessuale.

Se gli altri ti vedono come “metà qualcosa” e “metà qualcos’altro” ma tu ti senti tutto/a intero/a, potresti decisamente essere bisessuale.

Questo è un mio pezzo di qualche tempo su Intersezioni. Fate un giro anche da quelle parti. 

 

Sono bisessuale, e orgoglioso di esserlo!

Sono bisessuale. Non mi piacciono uomini e donne, mi piacciono più generi.

Sono bisessuale. Gli eterosessuali pensano di potermi normalizzare, gli omosessuali credono che io sia un gay velato che non vuole fare coming out. In ogni caso, pare che chiunque ne sappia sempre più di me sul mio orientamento.

Sono bisessuale. È considerato accettabile dire che sono confuso, indeciso e che la mia è solo una fase; affermazione che, se rivolta ad una persona esclusivamente omosessuale, è accolta – giustamente – con orrore.

Sono bisessuale. Il mondo è abituato a vedere monosessualità ovunque, e la percezione del mio orientamento avviene sulla base di chi frequento, e quindi sono invisibilizzato. E se prendo per mano un ragazzo, allora sono ‘finalmente gay dichiarato’,  e se sto con lei, per magia divento un omosessuale che finge di essere etero.

Sono bisessuale. Con scherno, si dice che una persona bisessuale è contenta a prescindere da quello che trova negli altrui pantaloni. Avrete mica paura della liberazione dei generi e dell’accettazione di più di due set predefiniti di corpi sessuati?

Sono bisessuale. Se guardo un film qualunque e c’è un personaggio bisessuale, posso essere sicuro che nella quasi totalità dei casi sarà un personaggio palesemente instabile e con problemi di salute mentale. Se non sarà così, allora sarà descritto/a come gay o lesbica.

Sono bisessuale. Quando lo affermo, automaticamente si dà per scontato che mi piaccia chiunque e che questo sia in qualche maniera un segnale di consenso da parte mia nei confronti di avances di vario tipo.

Sono bisessuale. Se fossi monogamo, mi direbbero che non sono un vero bisessuale e il/la mi@ partner non si fiderebbe di me perché potrei lasciarl@ per una persona del mio o di altri generi. Ma siccome sono poliamoroso, mi dicono che rinforzo stereotipi.  In ogni caso non va bene: rovino l’immagine del gay zitto e buono che si sposa, si ingozza di torta nuziale, è felice così e chissene importa se intanto il tasso dei suicidi lgbtqia+ sale in maniera preoccupante.

Sono bisessuale. Ed ogni personaggio storico con una relazione con una persona del suo stesso sesso è considerato automaticamente omosessuale, a prescindere da quello che effettivamente provava nei confronti degli altri generi.

Sono bisessuale. Conosco molte associazioni omosessuali e poche associazioni transessuali. E di associazioni bisessuali? Soltanto due.

Sono bisessuale. Non dò per scontato che il mondo sia binario, eppure mi sento dire da mille persone che non-si-etichettano o che utilizzano qualche etichetta-ultra-super-inclusiva frasi come no, preferisco dirmi pansessuale e quando chiedo loro perché, mi rispondono che identificarsi come bisessuale implicherebbe affermare l’esistenza di due soli generi e sarebbe transfobico nei confronti delle persone con un’identità di genere nonbinaria. Subito dopo, affermano che a loro piacciono uomini, donne e trans. Come se considerare quel ‘trans’ un mondo a sè stante non fosse transfobico, e soprattutto ignorando che io stesso sono un uomo trans, e sono bisessuale. Tuttavia, se mi identificassi come pansessuale, non esisterei lo stesso perché sarebbe considerata una nuova e inutile etichetta da hipster.

Sono bisessuale. Non ho scelto di esserlo, ma dal momento che lo sono scelgo di vivere la mia vita in maniera favolosa, splendente, liberatoria e rivoluzionaria e piena di rabbia, gioia, solidarietà, orgoglio.  E lotto per la mia liberazione e quella di tutte le persone bisessuali!

Questo è un mio pezzo di qualche tempo su Intersezioni. Fate un giro anche da quelle parti. 

Io, rom e bisessuale, in un’Italia sempre più razzista

Sono nato nel nord del Kosovo, nel 1983. Mia madre era una contadina, allevava mucche, pecore e galline, vendeva latte e formaggi. Mio padre, invece, aveva un negozio di alimentari“. Una vita di sacrifici, ma tranquilla, almeno fino a metà degli anni ’80. “Fu allora che iniziarono le manifestazioni razziste tra le diverse etnie jugoslave e il prezzo di un chilo di pane salì all’equivalente di 10mila lire [circa 12 euro attuali; NdR]”. Enis, un ragazzo rom simpatico e solare, e la sua famiglia fuggirono in Romagna nel 1986.  “Per vivere chiedevamo l’elemosina e abitavamo in una baracca fatta di cartone, sotto un ponte“.

A sei anni Enis ha scoperto la scuola, “un mondo nuovo. Mi trovavo veramente bene, perché fino ad allora non avevo idea che esistesse una vita normale“. Non ci sono stati problemi con nessuno: “Ti racconto una cosa. Facevo la terza elementare e un giorno, quando sono tornato al campo nomadi, ho trovato le nostre tre roulotte e la baracca bruciate, per colpa di un cortocircuito. Non c’era più niente, né i vestiti né i giochi né, soprattutto, il mio cane, un cucciolo di pastore tedesco. Sono stato malissimo“. La scuola venne informata dell’accaduto. “Il giorno dopo ogni compagno, e anche le maestre e le bidelle, mi hanno regalato qualcosa, dei vestiti, dei giocattoli“. Anche un cane, ma quello non lo ha accettato: “Non mi andava di affezionarmi ad un altro cane, lo vedevo come un tradimento per il mio“.

Enis si è sposato molto giovane, a undici anni. Troppo pochi? “In generale sì, ma noi rom a quell’età siamo più che maturi di corpo, perché cresciamo molto prima. Quindi il matrimonio da giovani diventa una cosa bella: è come essere fidanzati, con la differenza che lei viene a fare parte della tua famiglia e si cresce insieme“. Dopo circa un anno è nato il primo figlio.

Era giovane anche quando ha scoperto la sessualità con gli uomini. “Ero sulle rive di un fiume con dei parenti e, quando mi sono appartato per mettermi il costume, è arrivato un signore e mi ha proposto un’esperienza sessuale. Io ho accettato“. Non è un ricordo bello e neppure brutto: “E’ solo un ricordo. Un ricordo bello è la prima notte con mia moglie“. Per anni Enis non si è fatto domande sul proprio orientamento sessuale. “Non conoscevo il mondo gay e non sapevo neppure che esistessero i bisessuali“. Poi, da adolescente, ha conosciuto Matteo, un ragazzo più grande: “Ero alla ricerca di qualcosa, ma non avevo ancora capito quello che mi piaceva e lui mi ha aiutato a capire che sono bisessuale“.

Grazie a Matteo, Enis ha iniziato ad interrogarsi sulla propria sessualità. Molte risposte sono arrivate frequentando gli attivisti gay: “Per un periodo sono andato all’Arcigay, quando ho scoperto la mia bisessualità, perché cercavo di capire chi fossi. Grazie anche a loro ora sono in pace con me stesso“.

Enis, comunque, non si è limitato a frequentare l’associazione, ma ha iniziato ad andare anche in posti dove gli uomini si incontrano tra loro per fare sesso: “Saune, locali gay, parchi pubblici, parcheggi…“. Lì, però, l’esperienza non è stata altrettanto positiva e quindi ora frequenta raramente questi posti: “Da una parte è difficile trovare delle persone disponibili per frequentarle, dall’altra c’è una sorta di razzismo. Non è molto forte, ma c’è“. Un rom in un luogo di battuage viene subito etichettato come un rapinatore – o anche peggio. Per questo ha deciso di cercare amicizia e compagnia in altri modi: “Mi sono iscritto ad alcuni siti gay e ho iniziato a conoscere gli amici degli amici, grazie al passaparola“.

All’inizio i sensi di colpa erano molti, anche perché Enis è credente, musulmano: “Gli imam dicono che è un grande peccato avere rapporti con persone del proprio sesso“. Enis ha iniziato a fare ricerche: “Ho letto tante scritture sacre e non ho trovato niente, solo che il peccato più grave è ammazzare“. Enis non è praticante: “Prego a modo mio e faccio fatica a pensare che bastino solo trenta giorni all’anno per farsi perdonare i propri peccati. Quando qualcuno mi convincerà che per essere musulmano bisogna per forza pregare cinque volte al giorno e digiunare nel mese di Ramadan, io diventerò ateo. Insomma, credo molto in Dio, ma non credo nelle persone che vogliono rappresentarlo, come gli imam o i preti, per questo non vado in moschea“.

Enis crede ancora meno nel futuro dell’Italia: “Qui sono tutti delinquenti. E poi l’Italia dovrebbe essere basata sul lavoro e sulla libertà, invece attualmente il lavoro non c’è e io non mi sento per niente libero…“. Le politica nello Stivale gli fa schifo. “Ti racconto una cosa. Durante la guerra in Jugoslavia, tutti gli stati aiutavano l’Italia per i profughi, ai quali avrebbero dovuto dare 35mila lire al giorno. Sai quanti soldi abbiamo visto? Neanche una lira. E poi in Italia i rom vivono peggio che in qualsiasi altro paese europeo, in campi nomadi abbandonati in mezzo al nulla, senza documenti e senza alternative. Io me la sono cavata, ho comprato una casa di proprietà, ho cinque figli e vanno tutti a scuola. Pensi che mi hanno dato i documenti? No. E allora, anche se adesso mi offrissero la cittadinanza, io non la vorrei“.

E poi in Italia “ci sono veramente tante persone razziste, che pensano che i rom sono tutti ladri, sono tutti sporchi, sono gente da evitare, perché pensano solo a fregarti. E i razzisti stanno diventando sempre di più. Secondo me la gente ormai non ha più niente per cui lottare, come negli anni ’70 o ’80, e quindi vuole dimostrare qualcosa, anche se non capisco cosa e a chi devono dimostrarlo“. Il simbolo del pregiudizio sono le auto costose che qualche rom possiede: “Non ce l’abbiamo tutti. Alcuni hanno venduto tutto nel loro paese e quando sono venuti qua si sono comprati una bella macchina, che è l’unico bene in loro possesso. Altri se la sono presa delinquendo, ma non per questo siamo tutti delinquenti“. Osservazione ovvia, eppure un’intera etnia è crocifissa a questi pesanti stereotipi.

Stereotipi come quelli recentemente rilanciati da Cristiana Alicata, l’ex dirigente lesbica del PD laziale secondo cui la partecipazione rom alle primarie romane sarebbe stata frutto solo di una compravendita di voti (Il grande colibrì): “Ho letto quello che ha scritto, ma sinceramente non mi meraviglio: la politica è fatta così e lei non è l’unica. Una pecora nera in più o in meno in mezzo ad un milione di pecore nere non fa differenza. Poi noi siamo una minoranza e non abbiamo nessuna voce; sono loro, i politici, ad averla“.

Lesbiche, gay, trans e bisessuali sono forse più sensibili al tema della discriminazione, tuttavia non sono affatto immuni dal pregiudizio: “Sai, a volte, durante un rapporto sessuale, mi chiedono per quale motivo sono circonciso e io rispondo che sono rom e di religione islamica. Spesso mi mollano lì con una scusa e se ne vanno. Dicono che si è fatto tardi, è questa la scusa classica. Oppure all’improvviso dicono che non vogliono più fare sesso perché sono fidanzati…“. Nessuno dice esplicitamente di non aver voglia di andare a letto con un rom, “perché secondo me la gente è molto ipocrita e fifona“.

Dall’altra parte, Enis deve stare attento all’omofobia presente nella comunità rom: “Se mi dichiarassi, sarebbe uno scandalo, non solo perché ho dei figli, ma anche perché non giudichiamo bene l’omosessualità e il concetto di bisessualità non esiste neppure. Sono tutti argomenti tabù. Quando il discorso proprio viene fuori, tutti dicono: ‘Quella è gente malata, non bisogna avere a che fare con loro, perché portano le malattie’. Poi però anche tra i rom ci sono tantissimi omosessuali“. Enis ne conosce parecchi: “Ad esempio il mio amico più caro, che per me è come un fratello, è gay. Pensa, ci siamo incrociati in un parco dove si incontrano gli uomini e vivevamo nello stesso campo! Per scherzare io a volte lo chiamo ‘frocio di merda’ e lui mi risponde che il suo stivale è più etero di me!“.

Fonte: Il grande colibrì 

La bisessualità esiste davvero: lo dice una ricerca universitaria

Alt! Basta battute, ammiccamenti, risolini e forme più o meno velate di discriminazione contro i nostri amici bisex. La bisessualità esiste, adesso ne abbiamo anche una prova scientifica grazie a una fondamentale ricerca realizzata da un gruppo di lavoro della Northwestern university a Chicago e pubblicata su Biological Psychology.

Già qualche anno fa, nel 2005, lo stesso dipartimento aveva affrontato la medesima questione, arrivando a una conclusione opposta: la bisessualità, concludeva lo studio di allora, non esiste veramente e, almeno tra i maschi, è più che altro un modo per nascondere, a volte anche a sé stessi, l’omosessualità.

Questa volta invece la ricerca guidata da Allen Rosenthal rivela una realtà differente: di fronte a stimoli stimoli sessuali innescati da video pornografici, gli uomini bisessuali danno una risposta “tangibile” sia di fronte a immagini di soli uomini coinvolti che fanno sesso sia di fronte a scene con sole donne. Al contrario i maschi etero e quelli gay reagiscono solo all’oggetto del loro desiderio. La bisessualità, dunque, esiste: almeno fra i maschi di Chicago!

Ma com’è possibile che una ricerca smentisca così nettamente uno studio precedente? Secondo gli autori, tutto dipende dalla selezione dei partecipanti: questa volta i ricercatori hanno prestato estrema attenzione ad arruolare “veri” bisessuali, ponendo come condizione che avessero avuto relazioni almeno con due uomini e due donne nel loro passato e che fossero stati legati sentimentalmente per almeno tre mesi con persone di entrambi i sessi.

Certo, rimane la questione di fondo che misurare le reazioni del pene a immagini di sesso sia un approccio un po’ riduttivo e genitale della sessualità e dell’orientamento sessuale degli uomini e delle donne; comunque è soddisfacente che sia stato compiuto un passo avanti nella lotta ai pregiudizi, persino quelli nel mondo gay.

Personalmente credo che la bisessualità, specialmente in società avanzate come le nostre, debba essere rispettata come una variante in più e che i bisessuali che si dichiarano tali meritino di essere creduti e valutati senza preconcetti. È vero che in passato la bisessualità è stata considerata una scelta di comodo o un modo per indorare la pillola dell’omosessualità. Ma in un mondo in cui due uomini gay si possono sposare, anche quella fase della bisessualità di comodo può essere superata serenamente. Spero.

Fonte: Queerblog

Inchiesta inglese rivela che i bisex hanno problemi specifici sul posto di lavoro

I risultati preliminari di uno studio sulla bisessualità (che sarà pubblicato nel 2011 sul Journal of Bisexuality) evidenziano come sul posto di lavoro le persone bisessuali devono affrontare problemi specifici che non è incontrano, per esempio, le persone omosessuali.

Il fatto che le persone apertamente bisessuali non vengano identificate né come omosessuali né come etero genera tensioni e incomprensioni nell’ambiente di lavoro, indipendentemente dall’orientamento sessuale dei colleghi. Maggiori problemi pare che li abbiano quei bisex che dopo aver mantenuto una relazione con qualcuno del proprio sesso ne iniziano una nuova con una persona del sesso opposto. Questo genera la sensazione di avere a che fare con persone “instabili”, “volubili” e con le quali non vale la pena confidarsi; inoltre, proprio dal punto di vista lavorativo, lo studio mostra come spesso le persone bisessuali abbiano minore possibilità di fare carriera non solo rispetto ai propri colleghi etero, ma anche rispetto ai colleghi gay dichiarati.

Altro dato interessante che scaturisce dall’inchiesta è che due persone bisessuali su cinque si definiscono come poliamorose, cioè hanno una relazione sentimentale e/o sessuale con più partner nello stesso periodo e tutti i partner lo sanno. Quanti si definiscono poliamorosi si sentono costretti a non fare coming out sul posto di lavoro perché non verrebbero capiti.

L’inchiesta evidenzia anche che sono le persone transessuali quelle che mostrano più apertura e comprensione verso le persone bisessuali.

Fonte: Queerblog