Prima di suicidarmi, vi spiego il perché

“Voglio solo morire, sono stanco di vivere, di lottare per un futuro che non migliora”. Sono le parole che H., trentenne marocchino, ha usato nelle sue due lettere inviate alla nostra redazione perché non riesce a provvedere ai suoi bisogni primari. Sbarcato in Italia dieci anni fa, quando le ondate migratorie non avevano le dimensioni dell’emergenza attuale.  Ha preso il mare per la Sicilia portando con sé giusto i vestiti che indossava. E un grosso bagaglio di malessere covato in famiglia. Che non gli ha creduto quando lui, ancora bambino, aveva denunciato gli abusi sessuali da parte di uno zio. Che non l’ha accettato per il suo orientamento affettivo bisessuale. Che, di fatto, l’ha cacciato di casa affidandolo al diavolo. Il diavolo, sì, l’unico che gli sia stato vicino. Per farlo inghiottire da un vortice di disavventure che hanno reso il ragazzo uomo dannato. Ultimo tra gli ultimi. H., pieno di ombre, è sbarcato in un’Italia buia. E accanto a sé ha trovato diffidenza e ombre, altre ombre con cui si è, suo malgrado, accompagnato. Cattive compagnie? Droga? Spaccio? Sì, e anche il carcere. Più volte, ripetutamente il carcere. E tutte le volte, quando le porte della prigione si riaprivano, si sentiva morire. Più solo di prima.  Ora annuncia il suicidio. Uno di quelli che si annuncia ma non si pratica? Chi può dirlo? Può darsi che domani ci troveremo a descriverne le modalità e… pace all’anima sua. Del resto “noi italiani abbiamo i nostri problemi” è la risposta che gli viene offerta più spesso. H. ha bisogno di un lavoro per provvedere a se stesso. Ne ha fatto tanti, è bravo, è volenteroso. Ha anche chiesto al Comune di Augusta di poter lavorare come interprete. Con tutti questi sbarchi! Ma per il Comune H. parla arabo. E non è una facile ironia. È il momento, la congiuntura, la crisi. Nessuno può chiedere niente al Comune. Che ha già dato a chi ha già chiesto. Ora non ha più nulla da dare. E poi c’è la crisi. Che è peggio del diavolo. E, se il diavolo è tutto questo male, “Dov’è Dio? Dov’è Gesù? – si chiede allora H. – Dov’è Allah? Dov’è Muhammad? Dov’è il Papa? Dov’è l’Arabia Saudita? E gli altri paesi arabi ricchi di petrolio?”. Senza lavoro, senza famiglia H. si sente perduto e votato all’ultimo sacrificio. “Voglio solamente farla finita – conclude – forse in questo modo sarò finalmente ascoltato”. Abbiamo voluto scrivere di queste lettere giunte in redazione per darvi uno spaccato, qualora ce ne fosse il bisogno, della pesantezza della crisi economica. Che raggiunge tutti, ma prima di tutti raggiunge i più deboli. Ci auguriamo che H. e molti altri nostri fratelli di questo mondo possano cavarsela nel modo più sostenibile. Sostenibile per la morale e per la legge. Inutile fare i preziosi con la fame e la disperazione.

Fonte: WebMarte

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